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mercoledì 22 marzo 2017

#dubbi e certezze

Strana sera, con strani pensieri…confusi.
Ascolto le notizie che arrivano dal mondo, brutte, e mi chiedo: perché? Che significato ha tutto questo?
Non capisco, non ho certezze, forse non so chi sono, come sono arrivata qui. 
Figlia del caso, o del caos o dietro c'è un disegno? Un disegno crudele? E a cosa serve tutto questo…guerre attentati morte, invidia, sete di potere….
E' tutto un sogno? O sono dentro al sogno di qualcuno? Un nuovo gioco terribile? 
Quando ero ragazza ero piena di certezze, tutte quelle che le suorine, e il catechismo,  mi avevano inculcato. 
Credevo a tutto.
Per anni ho vissuto solo per vivere, senza farmi domande, accettando e adattandomi agli schemi che da bimba mi avevano inculcato.
Giovane donna ho cominciato a ragionarci su, ad avere dubbi, a sostituire vecchie sicurezze con altre, nuove e diverse, più affascinati. Esoteriche.
Ma sempre certezze. 
Poi…leggendo, ascoltando, parlando e anche un po' pensando sono arrivati i dubbi, le domande:
Dio esiste o un  dio non esiste? C'è un solo Dio, nessun dio o tanti dei? 
E la vita è un regalo o una punizione?
Abbiamo già vissuto?  
Domade, dubbi…sulla vita, sulla o sulle religioni, su chi sono, chi siamo e il perché di tutto questo.

Adesso dubito di tutto, per paura di credere a tutto. 
Ogni libro mi sembra convincente, ogni "maestro" sapiente. 
Tutto mi sembra vero, ma poi dubito che esista "la verità".
Pazzia o vecchiaia? O entrambe?
Pensavo che la vecchiaia fosse sinonimo di saggezza e mi chiedo: è più saggio credere o dubitare?
O lasciare che la vita scorra, senza domande e senza risposte…..



martedì 14 marzo 2017

#Auroville #quel che ricordo

No, non ricordo quasi più nulla.
La Guest House dove soggiornammo era molto rustica, ma parlo di 25 o forse 30 anni fa.

In una casetta/capanna, davanti alla quale sono fotografata assieme a M.me Beretta, conosciuta in quei giorni e che insegnava yoga ai bambini, c'erano due letti DURISSIMI e l'altro ospite era un uomo, che conoscevo appena pur essendo del gruppo con il quale viaggiavo. Adesso siamo amici, ma sul momento fu durissima.
Il bagno era fuori, all'aperto: una turca con doccia protetta da un muretto di mattoni messi in modo che fra uno e l'altro rimanesse un vuoto (ci sarà un nome appropriato per questo ma non lo so).  Intorno la foresta…..Superai non pochi tabù e timidezze in quei giorni.
Ma le difficoltà pratiche, che ricordo solo perché ho ritrovato questa foto,




non intaccarono minimamente il piacere di essere lì. 
Natura…verde…pace….Spiritualità, e tutto questo voluto e ricreato dall'uomo.
Con gli abitanti pochi contatti comunque erano persone dolci e delle più svariate provenienze. 
Ricordo una sorta di bazar per comprare souvenir, fatti a mano da abitanti del posto e molto graziosi, a prezzi modicissimi (Comprai uno zainetto in tessuto a disegni rosa che mia figlia conserva ancora).
Ho letto che in Auroville non circola denaro, forse è vero che tra gli abitanti non ne circola, ma soggiorno, cibo e quanto serve si pagava…anche se davvero poco.
Con due amici approfittammo del fatto di essere in India per andare a   visitare  l'Ashram di Sai Baba, lontanuccio e quindi due /tre giorni se ne andarono così (Andare da Sai Baba: altra avventura!!!)
L' ultimo giorno, in un grande anfiteatro si teneva una cerimonia…..ma io ero tanto stanca, mi svegliai all'ultimo momento, per arrivarci bisognava camminare e camminare per viottoli sconosciuti….e così arrivai che era quasi finita.
Il saluto definitivo lo ebbi mentre, accanto alla mia sacca da viaggio appoggiata in terra, attendevo il pullman che ci doveva portare all'aeroporto: un delizioso cagnolino si avvicino', mi leccò la caviglia e alzando graziosamente la zampetta…annaffiò il mio bagaglio!
So che nel suo linguaggio voleva dire: sei di mia proprietà, non te ne andare!

domenica 12 marzo 2017

#a caccia di ricordi #Auroville

Ho promesso, me incauta, di raccontare di quando sono andata in India ad Auroville. 


foto da internet
Certa di trovare subito foto e appunti che risvegliassero i miei ricordi; ma da due giorni frugo e mi scervello, ma con scarsissimi risultati.
Ad Auroville, India, ci sono andata almeno venticinque (25) anni fa a seguito di una rivista di spiritualità che si chiamava, mi pare, "Punto Luce" o qualcosa di simile e che al tempo seguivo.
Auroville è una piccola comunità, forse si può anche definire città o meglio villaggio, basata su concetti forse utopistici ma affascinanti.
L'ha voluta "La Madre" The Mother cioè Mirra Afassa una signora francese che era molto vicina a Sri Aurobindo. Il progettista è l'architetto Roger AngerE' vicina a Pondicherry.

Ci sono andata con un gruppo di lettori di Punto Luce, seguaci dell'Arch. Gigi Capriolo dell'Associazione Cosmos di Milano di cui ai tempi seguivo conferenze e convegni.


foto da internet

Il ricordo più vivo è quello del  Matrimandir, che significa credo "stanza della Madre" ed è il cuore di Auroville e il suo Centro Spirituale: una enorme costruzione sferica, color oro (qualcuno diceva ricoperta di vero oro ma non ho conferme di questa teoria). 
Dentro, nel centro di una stanza circolare in marmo bianco  c'è una sfera di cristallo su cui si riflette un raggio di sole catturato da uno specchio posto sul tetto.


foto da internet

E' un luogo mistico, di meditazione, dove regna il silenzio.
Entrare nel Matrimandir e meditare davanti a questa sfera ha suscitato in me emozioni e sensazioni che sono difficili da raccontare: serenità, pace, gioia, stupore, leggerezza….mille aggettivi non renderebbero giustizia a questo mio momento. 
E' questo che ricordo maggiormente, e che è difficile da raccontare.


foto da internet

Poi c'è il villaggio, o città…molto verde, è stata attuata una vera "forestazione" in un posto che prima era arido e spoglio. 
Poi…tanti ricordi confusi che cercherò di mettere in ordine prima di scriverne: la Guest house che ci ha ospitato e che mi pare fosse gestita da italiani, gli abitanti……la vicina Pondicherry…..

SEGUE






lunedì 6 marzo 2017

#Casa per Anziani?

Sta arrivando, implacabile, il mio settantasettesimo compleanno. Mi fa quasi paura essere arrivata a questa età, anche se conosco diverse persone che l'hanno serenamente e attivamente superata. Quando ero più giovane pensavo che non sarei arrivata a vedere gli anni duemila….
Mi sto lasciando prendere da pensieri negativi come "ormai non ho più tempo" oppure "cosa vuoi che organizzi…ci sarò ancora fra un anno?"..e via così. 
So che è stupido, leggo ahimè di tanti giovani che muoiono, o che si ammalano gravemente, e ogni vota penso che sarebbe stato più giusto fosse toccato a me.
Eppure ho ancora tanti sogni, e tanti desideri: viaggi che avevo messo in lista e non sono riuscita a fare per esempio. Praga, Mont S. Michel, i Fiordi e tutto il Nord, ma anche il sud italia che conosco poco poco. Per parlare solo dei più realizzabili…perché anche il Perù era in lista, e Johannesburg e l'Australia….
E imparare l'inglese, per il quale sono sempre stata negata. E scrivere un libro, dipingere (ma bene, non pasticciare come ho fatto qualche volta).
E mi piacerebbe "condividere". Non  con un uomo, non  con un amore…..oramai è tardi, ma con degli amici che non ho, ed è una lacuna grandissima nella mia vita.
Andare in collegio a 5 anni e poi spostarmi da una città all'altra, da un quartiere all'altro ha rafforzato la mia difficoltà, quella che mia figlia chiama la mia "asocialità". Non ho radici, non ho vecchi compagni di scuola. 
Ho molti amici virtuali, che ho incontrato di tanto in tanto quando guidavo e mi spostavo senza problemi. E con i quali ancora gioco e scherzo su internet, ma sono lontani.
E ho "conoscenti" dei vari periodi della mia vita, quando avevo un negozio, quando frequentavo una comunità, quando vivevo in città ed avere conoscenze era più facile ecc…ma allontanandomi da queste realtà mi sono allontanata anche da loro. 
Quello che vorrei (magari domani ho già cambiato idea…..) è essere parte e partecipe di una comunità.
Probabilmente il primo "schema" che mi si è presentato nella vita, il collegio, è rimasto dentro di me benché non ne abbia ricordi bellissimi.
Ma la sera, salutate figlia e nipote, chiuse porte e finestre, sento il desiderio di non essere sola. Mi mancano le piccole cose come guardare la televisione e commentare, o uscire a fare due passi in compagnia, o scambiarsi ricordi attorno a un tavolo…
Ho Grom è vero, il mio piccolo rompiscatole peloso, e un poco di calore me lo regala….ma non basta.
Mi succede da poco tempo, sola sono stata per gran parte della vita…ma adesso è così.
E mi balena, da qualche giorno, l'idea della Casa per Anziani…..

sabato 25 febbraio 2017

#Il sonno della Ragione….

Mi prende, nelle giornate di noia, la smania sottile di scrivere qualcosa, anche se so di non avere nulla di nuovo o originale da dire. Anche se so che non sono capace nemmeno di dirlo in giro che ho un Blog, nemmeno a figli e parenti. 
Qualcuno lo scopre, ma pochi pochi….
Cose di cui scrivere (e su cui molti scrivono)ne succedono, l'ultima che mi ha turbato è la storia di quelle  due zingare trovate a cercare cibo in un bidone del pattume e chiuse in mezzo agli escrementi in una gabbia. 
E già questo è terribile e inumano. Ma poi leggo dichiarazioni di un politico il cui nome neppure scrivo, mi fa schifo …e i commenti di tanti, troppi che vomitano insulti e sentenze.
Queste donne stavano cercando qualcosa per nutrirsi, ci rendiamo conto? Qualsiasi cosa si pensi dei Rom non si può prescindere dalla pietà per un essere umano che ha così tanta miseria da dover cercare il cibo in un bidone del pattume.
L'inciviltà dei nostri tempi riesce ad obnubilare a tal punto le menti che, di nuovo, non si guarda più al singolo ma "alla razza" o provenienza….
"Gli zingari" "i mussulmani" e via così…..ma ci ricordiamo chi siamo noi per il resto del mondo? 
Se lo ricordano quelli che dividono l'umanità a questo modo che noi italiani siamo definiti nel mondo  "i mafiosi"?
Che abbiamo esportato delinquenza ovunque siamo andati, che abbiamo insegnato a delinquere…..mafia, camorra, 'ndrangheta….non ci batte nessuno.
E siamo d'accordo ad essere catalogati così?
Ma aldilà e al disopra di questo, siamo tutti esseri umani….anzi ci metto anche gli animali, siamo tutti creature viventi.
La rabbia probabilmente non mi aiuta, non riesco a esprimere perfettamente quello che intendo dire, e cioè: se una persona delinque va punita per quello che ha fatto, qualunque sia la sua razza o religione…MAI per la sua razza/nazionalità/idea.
"Il sonno della Ragione genera mostri"….studiavo proprio ieri con mia nipote. E qui mi sembra che la ragione dorma da un bel po'!

Riporto, condividendolo in pieno, quanto ha scritto e io ho trovato su fb:



Quella che vedete è una donna rom di circa 50 anni, che urla e piange disperata perché è stata chiusa in un container pieno di rifiuti.
È successo a Follonica, in Toscana, e a chiuderla lì dentro assieme ad un'altra donna rom e a filmare il tutto sono stati alcuni dipendenti del supermercato Lidl locale.
Nel video si sentono le urla strazianti della donna e le voci divertite dei ragazzi che l'hanno chiusa lì dentro.
Uno ripete "Vedi? Non si può entrare nell'angolo rotture" imitando una voce femminile, gli altri filmano e ridono.
Perché la "colpa" delle due donne era quella di esser entrate a rovistare nei cassonetti all'interno di un'area riservata ai soli dipendenti.
Il video è diventato virale in poche ore, tanto che ha costretto la Lidl a emettere un comunicato in cui prende le distanze dall'accaduto.
Avevo pensato di condividere qui il filmato, che si trova facilmente su YouTube, ma non me la sono sentita, perché è nauseante, spaventoso, sembra la ricostruzione di una scena ambientata durante il nazismo, in cui un gruppo di uomini "bianchi e potenti" rinchiudono e umiliano due donne di una "razza inferiore" che avevano osato entrare dove non gli era permesso.
A fare che, poi?
A rovistare tra i rifiuti.
L'ho visto e mi è arrivato un pugno dritto alla bocca dello stomaco.
E poi la nausea, il disgusto, la rabbia, l'incredulità per ciò che stiamo diventando o siamo diventati.
E quel disgusto, se possibile, si è acuito quando ho letto i commenti e le reazioni della gente al post della Lidl che stigmatizzava l'accaduto.
Alcuni commenti hanno ricevuto più consensi, più like, del post stesso, in un tripudio di "Italia agli italiani", "promuoveteli" e "zing*re maledette".
Credono di "difendersi", credono che chi prova disgusto per dei ragazzi che chiudono tra i rifiuti due donne e poi le filmano, come se fossero delle bestie, meno delle bestie, sia un "buonista".
Gliel'ha detto Salvini, gliel'ha detto la televisione che possono odiare gli zing*ri, i poveri, quelli che chiamano "clandestini", possono farlo.
L'odio è un formidabile aggregatore sociale, funziona molto velocemente e dà ottimi risultati.
Il nazismo, in Germania, divenne maggioranza in pochissimo tempo, una volta trovata la chiave di comunicazione giusta.
"Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano..."
Probabilmente sapete tutti come continua.
Dimostriamo di aver imparato qualcosa dalla storia.
Opponiamo una visione diversa del mondo a quella che sta portando a tutto questo.
Perché se non lo facciamo, se ignoriamo questi segnali pensando che basti voltarsi dall'altra parte, commettiamo un gravissimo errore.
Non cambierà nulla, anzi, sarà sempre peggio.
"...Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare".

sabato 18 febbraio 2017

#Autunno caldo

E adesso faccio un salto di diversi anni…: collegio, poi scuole medie a Firenze con tutta la famiglia finalmente riunita, poi Bologna. Quella che sarebbe diventata la mia città.  Gli ultimi studi, l'amore, i figli, il lavoro.
Ecco ci siamo…com'era in quel periodo la vita, il lavoro?
Sono arrivata a Bologna a 14 anni circa, ho cominciato a lavorare a 18 - 19…non mi ricordo bene. 

Trovare lavoro non era facile e bisognava accettare quello che c'era. Primo lavoro ritoccatrice di foto di defunti. Cav. B….Via Val D'Aposa. Pochissimo pagata, moltissime ore e ogni tanto allungava le mani. Si lavorava anche di domenica.
Poi impiegata in una ditta elettromeccanica, e anche qui all'inizio si lavorava anche la domenica. Ferie…straordinari…tutte parole quasi sconosciute. Per andare al lavoro due autobus.
Unica auto, piccola e usata, quella di mio padre, che faceva il rappresentante e quindi gli serviva.
La televisione arrivò in casa nostra dopo qualche anno, ma ce l'aveva la signora del piano di sopra e ogni tanto andavamo da lei. Lavastoviglie parola sconosciuta, la lavatrice non mi ricordo quando arrivò. Il telefono era in "duplex" che vuol dire che due famiglie usufruivano dello stesso numero. Ma c'erano le cabine telefoniche.
Poi arrivò il periodo degli scioperi, delle rivolte, della richiesta di avere , noi lavoratori, qualche garanzia.  Anche gli studenti parteciparono attivamente a queste lotte.
Bologna, almeno all'inizio, si distingueva perché scioperi e manifestazioni erano civili, difficilmente scadevano in tafferugli.
Ma molti, specialmente tra gli impiegati, si vergognavano di scioperare. Io fui l'unica impiegata nella ditta in cui lavoravo a fare lo "sciopero a singhiozzo" cioè a fermarmi ogni tanto durante l'ora di lavoro dichiarando che ero in sciopero.
Subii ritorsioni, cominciarono a farmi fare lavori quasi da facchino anche durante una gravidanza. Persi il figlio che aspettavo. Gli operai per proteggermi mi misero nella "commissione interna" che godeva di qualche garanzia.
Ricordi belli e brutti. 
Di brutto ricordo la "vigliaccheria" di alcuni operai che fingevano di scioperare ma poi entravano dal retro, quando i picchetti se n'erano andati. Bello lo spirito che animava tutti gli altri, la comprensione, finalmente, di avere dei diritti, il senso di coesione e unione, l'idea di lottare non solo per se stessi ma per una categoria.
Il resto è ormai storia.

#mondo vecchio, mondo nuovo

Ieri un amico virtuale che si chiama Fabio scriveva su fb considerazioni su il "mondo vecchio" e il mondo di adesso. Intendendo per vecchio quello della sua gioventù.
Siccome scrive molto bene ed è un post pubblico, ritengo di poter usare parti di quanto ha scritto, per rispondergli:

"Me lo ricordo il mondo vecchio. Mi ricordo che anche a quel tempo esistevano i preti pedofili. Mi ricordo che il mondo era in conflitto. Mi ricordo che c'era un solo telegiornale. E mi ricordo che poi andavi dal giornalaio e approfondivi. Andavi dal fornaio che aveva fatto il pane. Andavi nel tuo bar. Inquinavamo di brutto perché avevamo macchine che andavano a diesel discutibili. Morivano le star. Ci facevamo una ragione più o meno di tutto perché appurata una notizia se ne prendeva atto, punto e basta.
Nel mondo vecchio sentivi le persone fischiettare. C'erano le lucciole. Beh, ci sono anche adesso ma non intendevo quelle. C'erano anche le farfalle.
Mi ricordo lavorassero più o meno tutti, nel mondo vecchio."

Fabio, le lucciole sono un rimpianto che ho anche io….ed è vero, adesso per trovarle bisogna andare in posti remoti e "puliti", ma per puliti intendo posti che non abbiano sentito ancora la puzza dei pesticidi. Peccato, era uno dei miracoli del creato vederle illuminarsi. Una volta, dalle parti di Prato vicino a un laghetto c'era una siepe che ne era piena, sembrava addobbata con le lucette di Natale.
Ma sto divagando.
Voglio regalarti qualche ricordo di un mondo vecchio più vecchio del tuo:
Io sono una vecchietta, nata nel 1940 quando c'era la guerra. Ho pochi ricordi, naturalmente, dei primi anni. Abitavo a Firenze, dove sono nata, con i miei genitori e un nonno….avevo un giardino, ero una bambina solare e felice e non ricordo episodi di guerra, se non che ogni tanto dovevamo correre in un "rifugio" quando suonavano le sirene….e quando passava un certo aeroplano la gente diceva che era "Pippo". Ma non sono nemmeno certa che sia del periodo fiorentino o di quello successivo, Livornese, questo ricordo. 
Primo ricordo chiaro e traumatico è che una notte, all'improvviso, siamo dovuti fuggire su un camion pieno di altra gente che piangeva, imprecava, urlava. Mia mamma, mio nonno ed io. Babbo non c'era.
Dopo ho saputo che i miei erano fascisti, che quella notte avevano impiccato Mussolini, che mio padre era dovuto scappare.
Andammo a vivere a Livorno, in una casa sinistrata e mezza bombardata. Niente gabinetto, niente vetri alle finestre, niente luce elettrica…Intorno macerie. L'acqua l'andavamo a prendere ad una fontana in strada,con un secchio. Erano 5 piani in discesa e sempre 5 in salita. Per la luce c'era qualche candela, i "bisognini" si facevano nel vaso e poi si gettavano dalla finestra sulle macerie sottostanti stando ben attenti che non lo stessero facendo anche al piano di sopra.
Dopo poco fui messa in collegio, un orfanotrofio, anche se orfana non ero. Avevo 5 anni.
La gente campava come poteva. Ricordo tanti mendicanti e tante persone senza gambe o braccia… ma sono flash, mentre ho vivido il ricordo, doloroso, del collegio.

Per stamattina smetto, ricordare riesce ancora a farmi star male. Ma se vuoi racconterò altro….

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