Pagine

domenica 1 aprile 2012

#Mamma

Mamma,
parlare di te è difficilissimo, sintetizzare impossibile. Ancora oggi nei momenti di difficoltà ti chiamo"mamma, dove sei mamma?". Eppure i nostri rapporti non sono stati sempre idilliaci, avevi un bel caratterino!
Sei nata, eri nata, in un bel paesino toscano in provincia di Firenze, Rufina che però si dice "la Rufina" o almeno tu dicevi così. Era Aprile, il 22 aprile del 1918.
Il tuo babbo, Luigi Ciaschini, era Maresciallo dei carabinieri, tua mamma, Clelia, una casalinga molto religiosa e poi c'era Vera, tua sorella maggiore che poi è diventata Suor Vera.
Dai tuoi racconti ho sempre immaginato una bella infanzia, con tanti amici. Ricordo il nome di uno, Ivo si chiamava aveva i capelli rossi e faceva il bottaio....o forse era il figlio del bottaio.
Tua mamma ricamava paramenti sacri per il prete, ma tu eri una ribelle e in chiesa ci andavi poco.
Mi raccontavi anche di uno zio comunista, allora c'era il fascismo ed essere comunista era pericoloso, che lavorava per dei "signori" in una bella villa di cui mi sfugge il nome e dove si produceva un Chianti sopraffino.
Non so quando o come poi andasti a Firenze, dove conoscesti babbo. Non so nemmeno se lui fu il tuo primo amore. Ma so che scoppiò la guerra, e la tua vita diventò improvvisamente molto difficile.
Da Firenze, dove avevamo vissuto in un bell'appartamento col giardino, in Via Luciano Manara, sei...siamo dovuti sfollare a Livorno. Tu, il nonno Pietro ed io, babbo no, credo che l'avessero arrestato come fascista o che si sia dovuto nascondere. Ho vaghi brutti ricordi di quella fuga di notte, su un camion pieno di persone e mobili e materassi, ero piccolissima ma sentivo che non era una bella avventura, sentivo la paura.
Sfollammo ad Orino in Val di Susa, poi a Foiano Della Chiana......ho solo vaghi ricordi di questi posti, poi arrivammo a Livorno.
Livorno, città che nonostante tutto amo e rimpiango, ma che conoscemmo in situazioni orribili.
Trovasti un appartamento in una casa sinistrata, Via Della Posta n. 14, di fronte alla Fortezza. Non c'era acqua, ne' luce e nemmeno i vetri alle finestre...non c'era nemmeno il gabinetto. Eravamo al quinto piano e per avere un po' d'acqua ci facevamo le scale diverse volte al giorno. I muri delle scale erano graffiati e scritti, fu lì che lessi per la prima volta la parola "cazzo"e ti chiesi spiegazioni.
Poi io fui ospitata gratis  in collegio, Istituto Santo Spirito, grazie a Suor Vera, e cominciò uno dei periodi più brutti della mia e sono certa anche della tua vita.
Non avevi nemmeno 30 anni, io ne avevo cinque, Paola due. A Livorno sarebbe nata Simonetta.
Poco dopo il ritorno di babbo, nel frattempo il nonno Pietro ci aveva lasciati, ce ne tornammo a Firenze.