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mercoledì 21 settembre 2016

#Gaggio Montano #Krishnamurti #senilità e malattie mentali

Per la terza volta, stasera ho aperto questa pagina convinta di avere qualcosa da scrivere. Invano.
Volevo parlare di Gaggio Montano: un amico su facebook mi ha regalato una foto di questo pese montano a me molto caro , e un'ondata di ricordi…per una volta bei ricordi, mi ha avvolto.
Gaggio Montano - foto di Serafino Savastano

Ne volevo scrivere, per riesumarli questi ricordi lontani….ma nulla, so solo scrivere che è stato un periodo sereno, con ancora mia mamma, con Claudio e Laura piccoli, con il mio ex marito che era ancora marito, e io pensavo per sempre.
Forse domani cercherò delle foto, forse stanotte mi torneranno ricordi più precisi. Lo spero.

E stasera riordinando la libreria mi è tornato tra le mani, ingiallito, un libro di Krishnamurti, TACCUINO e nello sfogliarlo mi sono resa conto che non ne ricordavo più nulla.

E pensare che Lui è stato per me un vero "Maestro" e al Suo pensiero mi sono ispirata…..tanto tempo fa.
Rileggerlo? O il fatto di aver dimenticato significa aver superato quel momento, quei dubbi….
Insomma stasera non connetto lucidamente, e questo mi fa venire in mente l'ultimo argomento che mi ha colpito, il racconto di un addetto stampa che lavora presso una clinica per malattie mentali…e questo è un argomento davvero serio, e tristissimo.
Purtroppo conosco più di una persona affetta da queste malattie della senilità, malattie che temo…più di ogni altra.
E questa lettera, di Michele Pacciano, la pubblico senza commentarla, parla da sola:





Lavoro come addetto stampa in un grosso centro di riabilitazione dove ci sono anche malati psichiatrici e lungodegenti con patologie senili.
Ho appena assistito ad una lunga crisi di schizofrenia con allucinazioni da Alzheimer.
Un’esperienza che ancora mi angoscia e mi tagli allo stomaco.
Una vecchia signora in preda al delirio chiedeva di andare a casa sua e si dimenava per terra per costringere gli infermieri ad accontentarla.
Sarebbe troppo facile e troppo romantico sostenere che la follia è forse l’unico momento di vera lucidità. Ma non è così, la malattia mentale è una drammatica realtà.
E nel nostro caso gli infermieri e terapisti, anche loro malgrado sono stati costretti ad usare farmaci e lievi mezzi di contenzione, per ridurre alla calma la malata che non voleva saperne di abbandonare la sua postazione nella quale si abbarbicava alla porta chiedendo inutilmente che un tassista immaginario la portasse nella sua vecchia abitazione di Taranto.
Nessuno è riuscito a calmarla se non con l’uso delle medicine.
Mogia e intontita, dopo aver tentato invano di togliersi la flebo strappandosela dalle carni e giungendo ad inveire contro i sanitari, la signora è tornata nella sua stanza.
Aveva già dimenticato la sua casa di Taranto e la rabbia che la stava macerando.
Ma c’era un’alternativa?
Pur essendo stato affascinato dalle teorie di Basaglia e dalla Psichiatria Democratica, con l’esperienza maturata sul campo, anche nell’attività di giornalista che si occupa prevalentemente di sociale, devo dire che sia in generale, sia nel caso concreto che mi ha dato lo spunto, non esistevano e non esistono reali alternative all’internamento e all’uso massiccio di farmaci.
Sarà triste drammatico, ma è così.
I manicomi e le case di cura sono state chiuse nel 1978.
Gli ospedali psichiatrici e le case di cura, insieme ai centri di igiene mentale, appaiono prevalentementesoluzioni tampone. Il dramma nascosto della follia grava sempre più.
Non si sa quanti siano realmente i malati mentali in Italia perché il dato è disaggregato per difetto.
Il ministero della Sanità, insieme all’Istituto Superiore di Sanità, segnala un preoccupante aumento delle depressioni bipolari che sfociano quasi immancabilmente in malattia psichiatrica, che oggi è visto soprattutto come deficit chimico, oltre che psichico.
Chi entra nel tunnel degli psicofarmaci e arriva al litio, difficilmente esce dal buio.
La malattia mentale, come osserva Vittorino Andreoli e come ci aveva avvertito anche Bollea, non ha soluzioni ricostituite, si procede sempre per tentativi, non avendo mai certezze né mediche né pratiche. Mentre la nostra impotenza si proietta in un buco nero e ci chiude lo stomaco.
Forse il primo passo è ammettere che la pazzia esiste ed è qualcosa di organico e chimico, da curare anche con le soluzioni tampone delfarmaco e della lieve contenzione, schiacciando le lacrime in gola e affrontando la cruda realtà che si evidenzia anche nei parenti e amici di molti malati.
Con la malattia mentale si deve convivere, drammaticamente e difficilmente come con qualsiasi altro handicap, anche se tutto ciò è difficile da digerire perché ci indica il baratro dove prima o poi tutti potremmo finire.
Michele Pacciano